Uberti – Comarì del Salem vendemmia 2004 – Franciacorta DOCGUberti – Comarì del Salem vendemmia 2004 – Franciacorta DOCG

Comarì-del-salem-UBERTI

Comarì del salem - Uberti - Franciacorta DOCG

Assaggio questa magnifica bottiglia ad un pranzo organizzato da cari amici di Mirandola. Alessandro dice sempre “bevo poco, ma bevo bene”, e questa mi sembra un’ottima idea. Tira fuori una bottiglia di Uberti, Comarì del Salem vendemmia 2004. Spumante DOCG di uve Chardonnay 80% e Pinot Bianco 20%, produzione di nicchia di sole 8000 bottiglie. Questo vino prende 5 grappoli sulla guida AIS 2000 vini. La guida racconta così questo vino:

Tonalità oro con intarsi verdi. Offre decise fragranze di frutta a polpa gialla, bergamotto, fiori di camomilla e pane tostato, tallonate da cioccolato bianco e tocchi boisè. L’approccio gustativo è ampio e detonante, provvisto di freschezza e sapidità minerale affilate, in armonia con un’eco intensa nei richiami olfattivi. Vinificazione e maturazione avvenuta in barrique e 4 anni di presa di spuma. Squisito con risotto porcini e finferli.

Noi l’abbiamo bevuto con passatelli in brodo e arrosto di maiale. Ottimo davvero. La guida 2000 vini mi spiega anche che oltre al gran lavoro della famiglia Uberti il microclima e il contesto geologico della zona di coltivazione delle uve rendono i vini di Uberti eccezionali.

Comarì del Salem - Uberti - Vendemmia 2004 - Sboccatura 2009

Comarì del Salem - Uberti - Vendemmia 2004 - Sboccatura 2009

Gli strati calcarei superficiali insieme alle ventura di argilla e sabbia garantiscono alle viti condizioni ottimali drante gli stress termini estivi e invernali, arricchendo le uve di preziose sostanze minerali e mantenendo alti i valori di acidità, garanzia di vini complessi e longevi.

Schiava Grigia 2004 – Kellerei Kaltern – limite invecchiamentoSchiava Grigia 2004 – Kellerei Kaltern – limite invecchiamento

Schiava grigia - Kellerei Kaltern 2004

Schiava grigia - Kellerei Kaltern 2004

Modena, 13 Novembre 2009

Ho acquistato questa bottiglia da Renzi, a Modena, durante l’estate 2009, con un ottimo sconto vista la chiusura dell’enoteca. Il prezzo pieno era di 6,60 euro. Ho conservato al meglio (non ho purtroppo nè una vera cantina, nè frigorifero per vino) questa ed altre bottiglie e oggi finalmente l’ho stappata.  In realtà la “Schiava grigia” non è un vino da invecchiamento, tuttavia sono rimasto piacevolmente sopreso da questa bottiglia. Credo di averla “aperta in tempo”.

Limpido, rosso aranciato poco intenso ma non ancora spento (ha assunto questa tonalità quasi sicuramente a causa di ossidazione e polimerizzazione dei pigmenti visti i 5 anni di “affinamento” in bottiglia).  Il vino degustato e’ abbastanza consistente.

Al naso si presenta intenso e abbastanza complesso, abbastanza fine e prevalgono profumi terziari di spezie, chiodo di garofano, liquirizia e sentori eterei e di tostatura.

In bocca e’ secco, abbastanza caldo e abbastanza morbido con discreta struttura, abbastanza fresco produce una buona salivazione , poco tannico – già la Schiava grigia non è di per sè un vino reputato particolarmente tannico, se si va poi ad aggiungere qualche anno, troviamo un tannino blando -  e abbastanza sapido. E’ un vino di corpo, abbastanza equilibrato, abbastanza intenso e persistente, e’ fine.

Lo stato evolutivo è al limite della maturità, questo Grauvernatsch sta cominciando a perdere le sue caratteristiche organloettiche (apparentemente la prima a cedere è stata la tonalità del colore).

Karana 2004 – C.S. Gallura Tempio PausaniaKarana 2004 – C.S. Gallura Tempio Pausania

Karana 2004 - Cantina sociale di Gallura - Tempio Pausania

Karana 2004 - Cantina sociale di Gallura - Tempio Pausania

Karana 2004 - Unghia

Karana 2004 - Unghia

Rosso granato spento, trasparente (si tratta di un nebbiolo dei colli del limbara), consistente. Le lacrime non sono troppo fitte ma irregolari e lente.

Al naso e’ abbastanza intenso e delicato e abbastanza complesso. Profumi secondari di fiori secchi, frutta e liquirizia.

Secco, abbastanza caldo, abbastanza morbido. E’ abbastanzafresco, abbastanzasapido, tannico (e’ la nota prevalente che impatta anche sulla persistenza). E’ un vino di corpo , fine, abbastanza persistente, abbastanza equilibrato. Il Karana degustato è abbastanza armonico, invita al secondo bicchiere.

Fojaneghe 2004- Bossi FedrigottiFojaneghe 2004 – Bossi Fedrigotti

Fojaneghe 2004 - Conti Bossi Fedrigotti

Fojaneghe 2004 - Conti Bossi Fedrigotti

Limpido, rosso granato compatto – tonalità dei vini più maturi con rapporto morbidezza / durezza che premia la prima. Archetti fitti e abbastanza lenti nella discesa lungo la parete del calice indicano la presenza di un vino consistente ricco di alcoli (etilico, propilico), polialcoli (glicerolo), polifenoli (tannini, antociani) – evidentemente un dettaglio così preciso può essere rilevato solamente da un’analisi chimica.

I profumi che colpiscono le narici sono secondari o terziari, di buona intensita, complessità ma soprattutto fini. In particolare si percepiscono sensazioni di frutta a bacca rossa, in particolare mirtillo, più mirtillo sotto spirito, e di spezie.

In bocca è secco, caldo, morbido quindi la vista non ci aveva ingannati. La sensazione pseudocalorica da una sensazione di leggera causticità, tant’è che qualcuno assaggiando questa bottiglia sentenzia:  “pizzica”: questo è l’effetto dell’alcol etilico sulla mucosa orale. A mio avviso il calore dell’alcol è ben equilibrato dalla componente acida che pur essendo discreta induce salivazione. Lo definirei quindi abbastanza fresco, abbastanza tannico (il tannino non è però irruento e questo garantisce anche una certa eleganza al Fojaneghe), abbastanza sapido. Questo vino è di corpo, equilibrato e la persistenza, di circa 8 secondi è buona (leggi persistente). L’anno assaggiato, 2004, presenta aspetti di un vino pronto ma a mio parere si potrebbe ancora attendere qualche anno. Ne ho acquistate diverse bottiglie e ho intenzione di aprirne una ogni anno per osservare come di evolve.

L’etichetta sul retro della bottiglia dice: “Fojaneghe è il nome della tenuta sulle collin che fiancheggiano l’Adige dove si coltiva il Merlot, il Cabernet Franc e il Cabernet Sauvignon impiegate per la preparazione del nostro storico vino”. Il sito invece sottolinea che attualmente è prodotto da Melot, Cabernet e percentuale di Teroldego. Durante la mia visita alla cantina di Bossi Fedrigotti non avevo osservato questo particolare e non ahimè indagato. Recentemente infatti la storica azienda è stata acquistata da Masi (anche al Vinitaly 2009 Bossi Fedrigotti compariva sulle brochures nello stand, curato, dell’azienda veneta). I Conti Bossi Fedrigotti considerano il Fojaneghe il loro vino per eccellenza. La bottiglia numero 1 è datata 1961, ed è considerata a giusto titolo il primo taglio bordolese d’Italia, la cui paternità va attribuita a Federico Bossi Fedrigotti, padre degli attuali proprietari.

Tipologia: Rosso Vigneti delle Dolomiti I.G.T.
Origine: I vigneti si trovano nell’omonima Tenuta di Fojaneghe situata nei comuni di Mori e Isera (TN), ad una altitudine di 300 m s/m, caratterizzata da terreni basaltico – calcarei, buona escursione termica e ottima ventilazione indotta dalle brezze provenienti dal lago di Garda.
Vinificazione: Diraspatura, macerazione a 18-24° con picco a 26° C, svinatura a termine fermentazione dopo circa 25 gg., segue decantazione in acciaio inox, malolattica alla temperatura di 18-20° C e travaso in botte.
Affinamento: 18 mesi in barrique di rovere francese
Il sito dei produttori informa che la “vita sullo scaffale” è compresa fra i quindici e i vent’anni.

Vendemmia 2005

La primavera è iniziata normalmente dopo rigide temperature che si sono protratte fino a metà marzo; le precipitazioni, inizialmente scarse, si sono intensificate nel mese di aprile. Le viti hanno vegetato vistosamente con le inaspettate calde giornate di maggio e giugno. L’estate è iniziata con precipitazioni in alcuni casi violente ma in generale le giornate sono state ideali per il processo di formazione dei grappoli e la successiva maturazione lenta e graduale delle uve.
In generale l’annata è da considerarsi buona.

Note organolettiche

Colore rosso rubino con riflessi granati. Al naso si esprime con note di frutti di bosco e vaniglia. Al palato è piacevolmente strutturato e offre sensazioni di prugna matura con sentori di liquirizia, in una morbida tannicità. Finale vellutato e lungo.

Dati di analisi

Alcool 13.70% vol, zuccheri 5.4 g/l, estratto secco 30.3 g/l, acidità totale 5.65 g/l, pH 3.67.

Travicello – Conte Ottavio Piccolomini d’aragona srl – Toscana IGT 2004Travicello – Conte Ottavio Piccolomini d’aragona srl – Toscana IGT 2004

Travicello - conte piccolomini

Travicello 2004 - Conte Ottavio Piccolomini

Formigine Mercoledi 15 Luglio,

Ci siamo salutati dicendo che la grigliata da “Nastro” si sarebbe ripetuta a Settembre, al ritorno dalle ferie. Questo perchè la serata è stata veramente piacevole: ottima la compagnia, la carne, i piatti preparati dalla mamma, ma ottimo anche il vino. Uno in particolare: il Travicello, un supertuscan davvero interessante (sinceramente è il primo supertuscan che assaggio, quindi al momento è per me impossibile confrontarlo coi più famosi, non me ne voglia il produttore del Travicello, Sassicaia, Ornellaia, Guado al Tasso e compagnia bella). Ad ogni modo il colore è rosso rubino, estremamente “denso il colore”, che a fatica la luce riesce ad attraversare (si intuisce già un estratto secco molto ricco).

Al naso è molto intenso, complesso, fine, ricco di profumi secondari ma soprattutto terziari. In bocca è secco, caldo, morbido, abbastanza fresco, tannico (non troppo, il rovere di Allier di primo passaggio ha svolto un ottimo lavoro di rifinitura rendendo il tannino meno aggressivo). Equibrato è fine e persistente. Un vino armonico.

L’etichetta recita: “Cadetto della nobile famiglia dei “Supertuscans” ovvero i grandi rossi toscani ottenuti da varietà internazionali questo concentratissimo vino è stato prodotto per onorare il sesto centenario del genetliaco di Enea Silvio, figura di spicco della casata Piccolomini divenuto Papa col nome di Pio II. Ottenuto da percentuali uguali di Merlot e Cabernet Sauvignon, dopo un congruo riposo in piccoli carati di rovere francese, di primo paassaggio, risulta rosso che può invecchiare a lungo per accompagnare portate importanti di carni rosse alla brace e arrosto. Stappare un paio d’ore prima della mescita servendo a 18°C in ampi bicchieri di cristallo”.

Come sempre, ecco informazioni recuperate dal sito del produttore:

Zona di produzione: Toscana, Provincia di Siena, area sud del Chianti Classico.

Uvaggio: 50% Cabernet Sauvignon; 50% Merlot.

Rese Massime: 70 quintali d’uva per ettaro. 45 ettolitri in vino per ettaro.

Gradazione Alcoolica: 14% vol

Descrizione del Vino: Colore rosso porpora impenetrabile; Odore legno dolce evidente, ben integrato. con le note di frutti rossi e liquirizia; Sapore di grandissima struttura, lungo, con tannini evidenti che andranno ad affinarsi con l’invecchiamento

Da consumarsi entro: ancora neonato, ha necessità di tempo per domare la giovanile irruenza.

Si abbina con brasati di carne, arrosti, stracotto, fiorentina.

Il produttore mi insegna, con un italiano davvero aulico, che il nome “Travicello” deriva dal legno utilizzato e che questo vino è da stappare a “babbo morto” ovvero che non teme il tempo, anzi mi consiglia di aspettare la completa evoluzione ed affinamento in bottiglia. L’annata del Travicello assaggiato era del 2004, siamo stati frettolosi?


Travicello - conte piccolomini

Travicello 2004 - Conte Ottavio Piccolomini

Formigine Wednesday 15 July,

We are greeted by saying that the grilled by “Nastro” will be repeated in September, to return from holidays. This is because the evening was really nice: good company, meat, dishes prepared by his mother, but also excellent wines. One in particular: “Travicello”, a supertuscan really interesting (it is the first truly supertuscan that taste, and is currently impossible for me to compare it with the most famous, not I want the manufacturer of “Travicello”, Sassicaia, Ornellaia, Guado al Tasso and so on). However Travicello is ruby red, extremely dense color, which can hardly light can pass through (you can imagine is already a very rich solids).

The nose is very intense, complex, fine, rich perfume, but especially secondary or tertiary. In the mouth is dry, warm, soft, quite fresh, tannic (not too much oak from Allier first step has done an excellent job of finishing tannin making the least aggressive). Equibrato is fine and persistent. A harmonious wine.vino armonico.

The label reads: “Cadetto della nobile famiglia dei “Supertuscans” ovvero i grandi rossi toscani ottenuti da varietà internazionali questo concentratissimo vino è stato prodotto per onorare il sesto centenario del genetliaco di Enea Silvio, figura di spicco della casata Piccolomini divenuto Papa col nome di Pio II. Ottenuto da percentuali uguali di Merlot e Cabernet Sauvignon, dopo un congruo riposo in piccoli carati di rovere francese, di primo paassaggio, risulta rosso che può invecchiare a lungo per accompagnare portate importanti di carni rosse alla brace e arrosto. Stappare un paio d’ore prima della mescita servendo a 18°C in ampi bicchieri di cristallo”.

As always, here is information retrieved from the site of producer

Production area: Toscana, Provincia di Siena, an area south of the Chianti Classico.

Grapes: 50% Cabernet Sauvignon 50% Merlot.

High yield: 70 quintals of grapes per hectare. 45 hectoliters per hectare in wine.

Alcohol: 14% vol

Description of Wine: Red color purple impenetrable; sweet wood odor clear, well integrated. with notes of red fruits and licorice; Flavor of great structure, along with tannins that will clear affinity with the aging

Be consumed within: baby yet, he needs time to tame the impetuosity of youth.

It combines with braised meat, roasts, stracotto, Fiorentina (typical tuscany meat).

Teaches me the producer, with an Italian aulic really, that the name “Travicello” is derived from the wood used and that this wine is open to “dead father” or who does not fear the time, but I recommend that you wait for the full development and aging in the bottle. The vintage of the rafter was tried in 2004, we were hurried?