La verità – Carofiglio – Le perfezioni provvisorie

«Nessuno dice mai tutta la verità, soprattutto quando parla di se stesso. Ma se mi fai una domanda del genere significa che in qualche modo già lo sai e ci sei stata attenta. Dunque, probabilmente, mi hai raccontato qualcosa di molto vicino alla cosiddetta verità».

«…Watts diceva che una persona sincera è quella che sa di essere un grande impostore e agisce con totale nonchalance. Accettando questa definizione, io sono a metà strada. So di essere un impostore ma non riesco ancora a gestire la cosa con nonchalance».

Guido Guerrieri, protagonista di “Le perfezioni provvisorie”.

Figure retoriche: Enállage – Ipallage

Enállage (dal greco enallásein “cambiare”): consiste nell’adoperare una forma grammaticale al posto di un’altra che ne assume il valore. Così, un aggettivo può essere usato al posto di un avverbio (ad esempio “cammina spedito”)  oppure un tempo verbale presente può essere usato al posto di un futuro (esempio “domani vengo”).

Ipallage (dal greco hypallásein, “scambiare”): figura retorica che consiste nell’attribuire a un termine di una frase qualcosa (qualificazione, determinazione o specificazione) che logicamente spetterebbe ad un termine vicino. Così nel versi di Pascoli (Arano vv.5-6): un ribatte / le porche con sua marra pazïente , l’aggettivo “paziente” è riferito all’arnese “marra” ma logicamente va riferito ad “un”, cioè al contadino che usa la “marra” e che è “paziente”.

L’arte della vita Zygmunt Bauman

La nostra vita è un’opera d’arte – che lo sappiamo o no, che ci piaccia o no. Per viverla come esige l’arte della vita dobbiamo – come ogni artista, quale che sia la sua arte – porci delle sfide difficili (almeno nel momento in cui ce le poniamo) da contrastare a distanza ravvicinata; dobbiamo scegliere obiettivi che siano (almeno nel momento in cui li scegliamo) ben oltre la nostra portata, e standard di eccellenza irritanti per il loro modo ostinato di stare (almeno per quanto si è visto fino allora) ben al di là di ciò che abbiamo saputo fare o che avremmo la capacità di fare. Dobbiamo tentare l’impossibile. E possiamo solo sperare – senza poterci basare su previsioni affidabili e tanto meno certe – di riuscire prima o poi, con uno sforzo lungo e lancinante, a eguagliare quegli standard e a raggiungere quegli obiettivi, dimostrandoci così all’altezza della sfida.

L’incertezza è l’habitat naturale della vita umana, sebbene la speranza di sfuggire ad essa sia il motore delle attività umane. Sfuggire all’incertezza è un ingrediente fondamentale, o almeno il tacito presupposto, di qualsiasi immagine composita della felicità. È per questo che una felicità «autentica, adeguata e totale» sembra rimanere costantemente a una certa distanza da noi: come un orizzonte che, come tutti gli orizzonti, si allontana ogni volta che cerchiamo di avvicinarci a esso.
Zygmunt BAUMAN, L’arte della vita

Einstein – idea su Dio

Io non sono ateo e non penso di potermi definire panteista. Noi siamo nella situazione di un bambino che è entrato in una immensa biblioteca piena di libri scritti in molte lingue. Il bambino sa che qualcuno deve aver scritto quei libri, ma non sa come e non conosce le lingue in cui sono stati scritti. Sospetta però che vi sia un misterioso ordine nella disposizione dei volumi, ma non sa quale sia. Questa mi sembra la situazione dell’essere umano, anche il più intelligente, di fronte a Dio. La convinzione profondamente appassionante della presenza di un superiore potere razionale, che si rivela nell’incomprensibile universo, fonda la mia idea su Dio

Wislawa Szymborska – Poesia festivalWislawa Szymborska

In occasione del festival della poesia, domenica 27 settembre a Maranello è stata recitata la poesia del premio Nobel polacco Wisława Szymborska.

Qualche parola sull’anima

L’anima la si ha ogni tanto,
nessuno la ha di continuo, per sempre.
Giorno dopo giorno,
anno dopo anno,
possono passare senza di lei.
A volte nidifica un po’ piu’ a lungo,
sole in estasi e paura dell’infanzia,
a volte solo nello stupore dell’essere vecchi.
Di rado ci da una mano in occupazioni faticose,
come spostare mobili, portare valige
o percorrere le strade con scarpe strette,
quando si compilano moduli,
si trita la carne,
di regola ha il suo giorno libero.
Su mille nostre conversazioni
partecipa ad una,
ed anche a questo non necessariamente,
poiche’ preferisce il silenzio,
quando il corpo comincia a dolerci e dolerci,
smonta di turno, alla chetichella,
e’ schifettosa,
non le piace vederci nella folla,
il nostro lottare per un vantaggio qualunque
e lo strepito degli affari, la disgusta,
gioia e tristezza
non sono per lei due sentimenti diversi,
e’ presente accanto a noi
solo quando essi sono uniti.
Possiamo contare su di lei
quando non siamo sicuri di niente
e curiosi di tutto,
tra gli oggetti materiali
le piacciono gli orologi a pendolo
e gli specchi, che lavorano con zelo
anche quando nessuno guarda.
Non dice da dove viene
e quando sparira’ di nuovo,
ma aspetta chiaramente simili domande.
Si direbbe che
cosi’ come lei a noi,
anche noi siamo necessari a lei,

per qualcosa.

Un’altra brillante, ironica è la lirica sulla cipolla…

Continue reading

Corso di dialetto modenese

Sto seguendo un corso di dialetto modenese. Ecco cosa ho imparato nella prima lezione:

Ghirlandeina

Ghirlandeina ed Modna

Dicesi di rimedio inefficace: “al caunta blesga e po’ casca”.

Dicesi di ragazzo aitante e in forze: “al selta i fos a la longa”.

Riuscirci per il rotto della cuffia: “a gla caveda per al rat ed la sgavata”.

E’ matto da legare: “l’è mat com’un cavech!”

Per mandare qualcuno a quel paese: “vala a tor in dal sac”

Per gli indecisi: “An spol menga ander a massa e ster a ca’”.

Ubriacarsi: “Ciapèr la bala”

Vinícius de Moraes – Sonetto della maggiore età

Il Sole, che nelle strade della città
rivela i segni del vivere umano
sul tuo bel viso sovrano
sparge soltanto puro chiarore.

Sei nato per il sole; sei gioventù
in piena infiorescenza, frutto senza danno
rosa che è sbocciata, anno dopo anno
verso una splendida maggiore età.

Al sole, che è padre del tempo, e che mai mente
oggi s’innalza la mia preghiera ardente:
non consenta mai che si arrischi

la vita in te, che è suprema allegria
in maniera che tardi molto la notte
sul mattino raggiante del tuo giorno.

Rio, 1954